"The Rough Guide - Cipro"
di Marc Dubin, Vallardi
Editore, pagg.489, 19,50euro
www.vallardi.it - info@avallardi.it
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Recensione di Ninni
Radicini
Al confine tra Europa e
Medio Oriente, Cipro, la terza isola del Mediterraneo per dimensione, ha una
lunga storia di dominazioni e rapporti con i popoli circostanti. La guida la
considera nella sua interezza, descrivendo sia la parte greco cipriota sia
quella turco cipriota, separate dal 1974. Dal luglio di quell'anno le due
comunità e i due territori hanno avuto destini molto differenti. E' bene
precisare che quando si parla e si scrive di Cipro si intende la legittima
repubblica di Cipro, che attualmente ha sovranità solo nella parte meridionale
a maggioranza greco cipriota.
Nel luglio 1974 la Turchia
invase Cipro. Gli abitanti, quelli della comunità greco cipriota, cercarono di
resistere, organizzandosi su base spontanea. Tanti di loro, molti dei quali
ragazzi poco più che ventenni, vennero uccisi, altri scomparvero per sempre. I
greco ciprioti, nonostante avessero pochi mezzi di difesa a disposizione,
riuscirono a mettere a segno alcune vittorie strategiche, come ad esempio la
difesa dell'aeroporto di Nicosia. I turchi avanzarono comunque per chilometri
devastando tutto, fino a quando fu raggiunto un accordo tra il nuovo governo
greco di Konstantinos Karamanlis e quello turco, con la mediazione dell'Onu.
I turchi proseguirono però
l'invasione anche nei giorni successivi. Alla fine si ritrovarono con il
controllo del 37% del territorio, che nel 1983 fu proclamato "repubblica turca
di Cipro del Nord". L'Onu, con due risoluzioni del Consiglio di sicurezza,
l'ha dichiarata illegale, riconoscendo come legittimo il governo di Nicosia,
che attualmente può esercitare la piena sovranità solo su circa il 60% del
territorio, quello meridionale a maggioranza greco cipriota. Cipro, nella sua
interezza, è entrata nella Unione europea l'1 maggio 2004, seppure solo la
parte greco cipriota lo sia materialmente.
Nella parte meridionale,
la comunità greco cipriota ha avviato una crescita di proporzioni notevoli,
trasformando la propria economia, agganciandola allo sviluppo del settore
turistico. Le tante infrastrutture oggi le permettono di essere una delle mete
preferite, sia per coloro che utilizzano i pacchetti "tutto incluso" sia per i
viaggiatori dell'"ultima ora". Gli standard sono elevati e l'inglese è la
seconda lingua. Ogni turista può trovare ciò che cerca: dal puro divertimento
- con località che fanno concorrenza a Ibiza - alla cultura che può offrire un
isola di storia millenaria, con il vantaggio logistico di poter visitare varie
località nel giro di poche ore.
Tralasciando le parti in
cui gli autori esprimono più o meno velatamente valutazioni politiche o
comunque si schierano da una parte, la guida è sicuramente completa e chiara
nelle parti relative alla descrizione dei monumenti, delle chiese, dei musei
oltre che nella elencazione di alberghi, luoghi di incontro, cibi tipici,
caratteristiche comportamentali.
Si comincia da Larnaca, la
cui area circostante è la più visitata dai turisti. Nella strada che porta a
Limassol si trova Khirokitia, uno dei più importanti siti archeologici del
mondo, dove sono state rinvenute tracce di insediamenti umani risalenti al
6800 a.C. Parte fondamentale del patrimonio artistico e culturale di Cipro
sono le chiese. Il cristianesimo è arrivato già nei primi decenni del primo
millennio e non è casuale che siano originari dell'isola molti monaci della
comunità monastica del Monte Athos in Grecia.
Chiese cristiano ortodosse
sono presenti in tutta Cipro, seppure nella parte occupata dai turchi molte
siano state abbandonate o usate come depositi. Qui a Larnaca è da visitare il
monastero di Stavrovoùmi. Sorse dove prima c'era un tempio dedicato ad
Afrodite, dopo che Elena, la madre di Costantino - imperatore romano d'Oriente
- vi lasciò un frammento della Croce. Più di mille anni dopo, nel Cinquecento,
a seguito dell'invasione dei turchi ottomani, il monastero fu incendiato. Per
essere ricostruito si dovette aspettare tre secoli.
Un'altra chiesa rilevante
è quella bizantina di Ayios Lazaros (IX secolo) costruita per ospitare le
spoglie di Lazzaro. Dopo i bizantini, gli arabi, i Templari, i Cavalieri
Ospitalieri di San Giovanni, i Lusiganano (dinastia francese), furono i
veneziani a dare un forte impronta alla storia dell'isola. A dimostrarlo, ad
esempio, il monastero di Ayìa Napa, realizzato in stile veneziano. Lì sgorga
acqua che arriva attraverso una conduttura di epoca romana, alimentato da una
sorgente che, secondo una leggenda, avrebbe proprietà benefiche. Nel
Cinquecento all'arrivo dei turchi, i monaci dovettero andarsene e il monastero
cadde in rovina. E' stato restaurato nel 1970.
Spostandoci verso ovest si
arriva a Limassol, polo industriale e commerciale, oltre che il più grande
porto del Sud dopo la perdita di Famagosta nel 1974. Città turisticamente
votata al divertimento, tra i luoghi di maggiore attrazione c'è il teatro
Pattikhion, che programma concerti e spettacoli. A circa 30km si trovano
ottime spiagge. Dopo la perdita di Acri, in Terrasanta, nel XIII secolo,
Limassol fu governata dai Templari. Le invasioni dei mamelucchi dell'Egitto e
dei turchi portarono alla decadenza della città, che si riprese solo nel tardo
Ottocento, al termine della dominazione turca. Tra i monasteri, quello di
Timìou Stravoù e quello dell'Arkhàngelos, sulla valle del fiume Koùris (X
sec.), circondato da vigneti.
Merita sicuramente, il
convento di Ayìou Nikolàu tòn Gàton (San Nicola dei Gatti), alla estremità del
litorale di Aplòstra. Il nome deriva da una leggenda bizantina, secondo cui
santa Elena avrebbe portato dall'Egitto e dalla Palestina un centinaio di
gatti per contrastare la proliferazione di serpenti velenosi che infestavano
la zona. Georgios Seferis, premio Nobel per la Letteratura, utilizzò questa
situazione nel suo poema "I gatti di San Nicola", come metafora della
contrapposizione tra dittatura e oppositori.
L'area della città di
Pàfos, nonostante lo sviluppo edilizio degli ultimi venti anni, conserva
spiagge considerate tra le migliori del Sud. Le origini rimandano al XII sec.
a.C, quando Agapenore, comandante degli Arcadi, sbarcato qui dopo un naufragio
accaduto mentre era diretto a Troia, decise di rimanervi. Chi è appassionato
di escursioni subacquee trova circa cinquanta siti marini. Da visitare: i
mosaici bizantini e romani, tra cui quelli scoperti nel 1962 da un contadino
mentre stava arando; la fortezza di Sarànda Kolònes; le catacombe di Ayìa
Solomòni e le Tombe dei Re; Ktìma, esempio di costruzione difensiva bizantina;
il museo bizantino che espone una serie di icone post bizantine
cinquecentesche. A nord di Pàfos, il monastero di Ayios Neòfytos. Prende il
nome dall'eremita che nel 1134 decise ritirarsi in preghiera in questa zona
allora deserta. Poco dopo fu raggiunto da discepoli che dopo la sua scomparsa
realizzarono il monastero.
La catena montuosa del
Tròodhos, nella parte centrale di Cipro, rappresenta un quarto della
superficie totale dell'isola. Uno scenario naturale notevole - tra cui
spiccano le cascate di Caledonia (11 metri) - per gli amanti della natura, del
trekking e della mountain bike. La vetta più alta è quella del monte Olimpo
(1952 m.). Chi arrivasse tra dicembre e marzo avrebbe anche la possibilità di
fare delle uscite con gli sci: sono state realizzate sei discese tra i
duecento e i seicento metri. Da visitare le chiese bizantine, molte delle
quali, risalenti all'anno Mille, sono state dichiarate patrimonio dell'umanità
dall'Unesco.
Passiamo a Nicosia, la
capitale divisa dal 1974 dalla Linea Verde, l'ultimo muro d'Europa. Tra i
luoghi caratteristici le fortificazioni veneziane, anch'esse oggetto di
divisione. Ci sono in totale undici bastioni: cinque nella parte greca, cinque
nella parte turca e uno nella terra di nessuno. Quest'ultima è una fascia che
separa fisicamente le due aree dell'isola. Il trascorre del tempo l'ha resa
qualcosa di simile a un tragico museo a cielo aperto, perchè tutto è rimasto
esattamente com'era nel momento in cui nel 1974 gli abitanti dovettero
abbandonarla.
Tra le chiese, quella di
Ayios Ioàannis con affreschi settecenteschi restaurati alcuni anni fa, che
hanno per tema il Giudizio Universale e la Creazione, e un medaglione
pavimentale raffigurante l'aquila bizantina. Qui si svolgono le cerimonie di
consacrazione degli arcivescovi. Da visitare, il Museo Etnografico, dove sono
esposti documenti e oggetti del periodo della Liberazione nazionale, tra cui
un memoriale dei partigiani dell'Eoka; la Galleria statale di arte
contemporanea; il Museo di Cipro, con la migliore raccolta di reperti
archeologici dell'isola.
Da qui si passa al Nord
occupato dai turchi. I turisti che arrivati a Cipro decidessero di
attraversare la line Verde per recarsi nella zona occupata prestino attenzione
alle procedure burocratiche e ai tempi di permanenza concessi. L'onnipresenza
dell'esercito turco e la decadenza che impregna il panorama di molte zone sono
le prime cose che notano coloro che decidono di visitare questa parte di
Cipro, compresi gli autori della guida.
A subire questo stato di
cose sono gli stessi turco ciprioti che dal 1974 si sono visti escludere dal
mondo. Inoltre hanno visto l'arrivo di coloni dalla Turchia, inviati per
aumentare artificialmente la loro quota in percentuale della popolazione. Per
la maggior parte si tratta di gente proveniente dai ceti meno abbienti,
contadini impoveriti, a cui si sono aggiunti immigrati da paesi musulmani
(Pakistan, Bangladesh).
La politica di annessione
strisciante portata avanti da Ankara appare subito anche ai turisti. I nomi
delle città, di origine ellenica, sono stati cambiati con nomi turchi,
compiendo quello che il governo di Cipro considera un esempio di "vandalismo
culturale e falsificazione della storia". Ne ha fatto le spese anche ciò che
vi era di anglosassone. Quanto rimasto di interessante si può visitare in un
giorno.
La zona turistica più
importante è quella di Kyrenia, nella costa settentrionale. Nonostante le
potenzialità notevoli, la maggiore attrattiva è costituita dalle case da
gioco. Per il resto, soprattutto per i giovani, non offre molto. Nella parte
più a Est, la penisola di Karpas e la città di Famagosta sono emblematiche
della decadenza successiva alla invasione turca. Famagosta è oggi una città
spettrale, gli abitanti greco ciprioti dovettero lasciarla nel momento
dell'arrivo dei turchi.
Nel periodo delle crociate
la sua posizione geografica ne fece la fortuna. Dopo la perdita di Acri in
Palestina, tra la fine del Duecento e quasi tutto il Trecento, essendo la
punta più orientale del mondo cristiano, a breve distanza dalle coste
mediorientali, Famagosta diventò un eccezionale nodo commerciale e in breve
tempo la città più ricca del mondo. Il declino avvenne dopo una
incomprensione, per molti versi banale, tra Genova e Venezia, due delle
superpotenze dell'epoca, che controllavano la città. Se ne avvantaggiarono i
turchi che un paio di secoli dopo portarono l'attacco definitivo.
L'assedio durò quasi un
anno (1570-71). I greci e i veneziani, agli ordini del comandante Marcantonio
Bragadin, resistettero nonostante la pesante inferiorità numerica e le
condizioni via via sempre più disumane, nell'attesa vana di soccorsi. La resa,
a un certo punto inevitabile, avrebbe dovuto, secondo gli accordi, consentire
ai pochi sopravvissuti di essere trasportati a Creta con la garanzia della
incolumità. Come invece finì è noto. Tre ufficiali veneziani furono squartati
e il comandante Bragadin, orribilmente torturato, fu poi scuoiato. In seguito
i discendenti riuscirono, a caro prezzo, ad avere indietro i suoi resti, che
sono da allora conservati in una urna nella chiesa dei S.S Giovanni e Paolo a
Venezia.
A nord di Famagosta c'è la
città di Salamina, che i bizantini chiamarono Costantia e designarono sede
dell'arcivescovato e capitale dell'isola. La città, sito archeologico più
importante dell'isola, fu però danneggiata da terremoti e maremoti nel IV
secolo e da allora subì una decadenza. La successiva invasione araba e
l'insabbiamento del porto assestarono il colpo definitivo. Nella penisola di
Karpas sono rimasti solo 400 greci, che non hanno diritto a scuole oltre le
elementari, non hanno un medico greco (perchè nessun medico greco può
esercitare in questa parte) e non possono votare.
Nel 2004 un referendum per
la riunificazione dell'isola proposto dal segretario dell'Onu Kofi Annan fu
bocciato dalla comunità greca e approvato da quella turca. Il piano,
modificato varie volte fino a pochi giorni prima della consultazione,
prospettava una riunificazione dai contorni però molto incerti. In sostanza
non avrebbe creato uno stato unitario bensì una confederazione tra la parte
greco cipriota e quella turco cipriota (quindi regalando la sovranità statale
alla entità turca occupata militarmente e consentendo alle truppe turche di
continuare a rimanere nell'isola). I costi poi sarebbero stati tutti a carico
dei cittadini greco ciprioti che, stando così le cose, hanno logicamente
rinviato al mittente il piano. C'è da sottolineare che i greco ciprioti hanno
sempre lavorato per la riunificazione, cercando di trovare un punto di
incontro con i turco ciprioti. Tutti i piani di riunificazione precedenti sono
stati sempre respinti dai turco ciprioti, o forse ancora di più dalla Turchia.
La guida contiene anche un
piccolo dizionario con parole e frasi in greco e turco. Come le altre
pubblicate da Vallardi, anche questa si conferma strumento di supporto molto
valido ai turisti per qualità e quantità di informazioni presentate.