banner2kalispera.gif (33339 byte)

 

Introduzione

Altro

I vostri viaggi

 

 

 

 

 

 

  Avventura irripetibile                                                 

 

Ciao, sono Ennio

 

Dopo molti anni ho deciso di ritornare in Grecia, c’ero già stato nel lontanissimo 1979, quando era appena terminata l’era dei “colonnelli”; un viaggio meraviglioso che ancora oggi ricordo molto bene e di cui conservo ancora le foto.

Quella volta c’ero andato con una “Innocenti Mini 90”, di colore blu, attraversando tutta la ex Jugoslavia via Belgrado, con arrivo a Salonicco durante un nubifragio, ho praticamente fatto, la Grecia continentale, penisola Calcidica, Atene, una puntata a Micene, Nauplia , Olimpia, Delphi e Meteore per poi ritornare passando Macedonia, Montenegro e sosta di due giorni a Dubrovnik.

Questo nuovo viaggio l’ho fatto, anche se non più giovanissimo di età, in moto, una Honda Deauville 650, per festeggiare i primi 50 anni di mia moglie Carla.

Grazie ad internet ho potuto raccogliere molte informazioni su come attrezzarmi, cosa portare e creare un itinerario di massima limitando il tour al solo Peloponneso, visti i pochi giorni a disposizione ed essendo questa la nostra prima vera vacanza in moto.

Non avendo alcuna fretta, abbiamo deciso di prendere il traghetto più comodo, per noi che abitiamo in un piccolo paese della provincia di Venezia, Noventa di Piave, con partenza da Venezia, evitando così l’autostrada fino a Brindisi,lunga e noiosa.

Da Venezia ci sono due compagnie di traghetti che svolgono quasi quotidianamente il collegamento con la Grecia, la Minoan Line e la Anek Line; avendo deciso di partire il 31 maggio, abbiamo dovuto prenotare sulla Anek, essendo la Minoan già completa e questa scelta obbligata ci ha fatto risparmiare un centinaio di Euro.

Il costo totale del traghetto Venezia/Patrasso e ritorno, due persone in cabina interna e moto ci è costato 573,00 Euro.

Partenza

Venezia

Ore 19.00

31 maggio 2006

Arrivo

Patrasso

Ore 07.00

02 giugno 2006

Partenza

Patrasso

Ore 23.00

09 giugno 2006

Arrivo

Venezia

Ore 07.00

11 giugno 2006

 

Prima di partire, mancando di esperienza, abbiamo fatto le prove di carico e abbiamo deciso di adibire una delle due borse laterali della moto a “bar” mettendoci un fornellino da campeggio,la moka, caffé, zucchero, acqua, tazze, cucchiaini, posate e sacchetti per rifiuti. Naturalmente, per meglio utilizzare lo spazio, ho preparato una intelaiatura a scomparti in cartone; l’altra borsa laterale è stata adibita a scarpiera e carico alla rinfusa.

 

       

Oltre alle due borse laterali è stato sfruttato il bauletto posteriore, dove abbiamo collocato un borsone con biancheria e vestiario che, una volta tolto, lascerà il posto ai due caschi integrali, uno zainetto ancorato al baule con la rete elastica e una borsa da serbatoio con possibilità di avere la carta geografica sempre a portata di occhio.

Naturalmente, prima di affrontare il viaggio, anche la moto è stata portata in officina per un tagliando e controllo generale e, soprattutto, gomme nuove.

31 maggio 2006

Il grande giorno è arrivato, è tutto pronto e mi sento molto emozionato, non vedo l’ora di accendere la moto e partire; la giornata è bella ma c’è un gran vento e l’aria non è molto calda. Alle 16,00 finalmente, decisamente in anticipo, si parte!!!!

Per arrivare a Venezia ci sono solo 40 km, il vento è molto forte e ci fa ondeggiare parecchio, forse anche perché non sono abituato a viaggiare così carico.

Imbocchiamo il ponte che collega la terraferma al centro storico di Venezia e c’è subito il primo contatto con la “nostra” nave, quella che ci porterà a Patrasso che già è pronta in marittima. Non è difficile arrivarci, l’ingresso al porto è ben segnalato e comunque c’ero già stato quando ho acquistato i biglietti ad aprile.

Giunti in porto, ritiriamo allo sportello della compagnia i biglietti e in dieci minuti siamo pronti per l’imbarco; ci sono molti camion, è la prima volta che salgo su un traghetto con la moto e le rampe mi sembrano scivolose. La zona di imbarco lascia molto a desiderare, il piazzale è pieno di buche, gli edifici sono piuttosto in degrado, non è una bella immagine per Venezia ai suoi turisti o a quei turisti che da qui transitano per crociere.

L’ufficiale addetto al carico mi invita a salire fra due camion e mi manda al ponte superiore dove, raggiunto dalla Carla, parcheggio la moto su un corridoio molto stretto che sarà poi completamente chiuso da camion.

La moto viene “legata”, anche se questo non sarebbe il termine corretto, visto che la fune è appena girata attorno al parapetto, scarichiamo i bagagli e saliamo verso la reception dove ci viene consegnata la chiave della cabina. Un addetto prende i nostri bagagli e, molto gentilmente, ci accompagna per la sistemazione.

La cabina è confortevole anche se l’aria condizionata la rende un po’ fredda, ed in breve tempo, i bagagli vengono svuotati; ci mettiamo in abbigliamento comodo e cominciamo a conoscere questa nave che ci ospiterà per circa 36 ore, due notti ed un intero giorno.

Alle 19.00, puntualissima, la nave inizia le operazioni di partenza e vengono mollati gli ormeggi. Dal terminal, ad andatura lenta, si percorre tutto il canale della Giudecca, si passa davanti alla Piazza San Marco con sullo sfondo un tramonto stupendo, c’è ancora molto vento e non fa per niente caldo. La nave si dirige verso le bocche di porto di Punta Sabbioni dove ci saranno i nostri ragazzi che fotograferanno la nave al nostro passaggio.

 

 

Dopo i saluti, è la prima vacanza senza di loro, la nave prende il largo e piano piano la terra scompare ai nostri occhi; c’è sempre molto vento e comincia a scendere qualche goccia di pioggia.

         

A bordo c’è parecchia gente che non ha prenotato la cabina, viaggiando con il solo passaggio ponte e quindi, mancando anche le poltrone tipo aereo, soprattutto vicino al bar e sulle scale fra i ponti, si creano innumerevoli “bivacchi”; tutti cercano una sistemazione in previsione della notte e solo pochi giovani temerari si sistemano a poppa, dove c’è una pensilina e una piccola piscina non ancora in funzione e, proprio in questa, qualcuno cercherà riparo almeno dall’aria.

Durante il viaggio non c’è molto da fare, fuori pioviggina e la nave non offre grandi attrattive, è l’occasione per preparare l’itinerario e leggere la guida Dumont che consiglio per la precisione e chiarezza; in questo frangente decido di percorrere il perimetro del Peloponneso in senso orario. A bordo si fuma in ogni luogo, i cartelli con il divieto ci sono, ma tutti, indistintamente, passeggeri e membri dell’equipaggio, fumano abbondantemente , i “greci” fumano come “turchi”!!!! Visto la durata del viaggio, la cosa ci ha molto infastidito.

Alle 19.00 del 01 giugno il traghetto arriva a Jgoumenitsa e, dopo tanto cielo grigio, finalmente un timido raggio di sole e ben due arcobaleni. Non scende molta gente, solo alcuni triestini con scooters e il traghetto riparte alla volta di Corfù dove arriva verso la mezzanotte per ripartire dopo circa un’ora.

02 giugno – 1° giorno

Finalmente dopo ben 36 ore di navigazione si arriva a Patrasso ed è l’alba; tutti si preparano a scendere e nel garage, con l’accensione dei motori, l’aria si fa irrespirabile.

La discesa dal ponte superiore verso l’uscita non mi entusiasma anche perché, alle mie spalle, sento il rombo di un grosso camion ma per fortuna….ecco, si esce e affrontata l’ultima rampa, finalmente GRECIA!!!!...kalimera!!!.

La segnaletica è discreta e, appena usciti dall’area portuale, prendiamo la strada in direzione Atene ma, prima di iniziare la nostra avventura, è bene preparare un buon caffè italiano anche per verificare se risulta pratico quanto preparato prima della partenza.

Il cielo è ancora un po’ coperto ma la pioggia, non ci fermerà! Partiamo e, seguendo le indicazioni, ci troviamo all’imbocco dell’autostrada per Corinto/Atene; non è quello che vogliamo, non vogliamo autostrade e quindi ritorniamo verso Patrasso e cerchiamo la statale.

Abbiamo così modo di ammirare il ponte di Rio che collega il Peloponneso ad Antimio nel continente e divide il golfo di Patrasso da quello di Corinto, un’opera di ingegneria veramente notevole (SKY ha proposto un documentario sulla sua costruzione). La strada per Corinto costeggia a tratti il golfo, è parecchio dissestata e non attraversiamo luoghi particolarmente interessanti; verso Paralia Akratas inizia a piovere ma per fortuna è cosa di pochi minuti, da qui in poi ci sarà solo sole.

Non c’è molto traffico, la temperatura è ideale e verso le 11.00 facciamo sosta a Corinto o meglio a Isthmia dove si può ammirare il canale di Corinto, questo manufatto lungo oltre 6 km che dal 1893 collega il golfo di Saronicco a quello di Corinto.

 

C’è parecchio vento, decidiamo di proseguire verso Epidauro costeggiando per un tratto il golfo di Saronicco. La strada è ondulata e discreta anche se l’asfalto cambia continuamente e ci sono dei tratti molto lucidi con grana molto grossa.

Arriviamo a Epidauro con una gran fame e prendiamo, vicino all’ingresso, due sfilatini e acqua a soli 6,50 Euro. L’ingresso al sito è di 6,00 € a persona

 

           

Il sito archeologico, patrimonio dell’UNESCO, è abbastanza curato e il teatro del III secolo a.c. è da mozzafiato; Epidauro era il più importante centro di cura del tempo e, si presume, vi siano stati effettuati i primi interventi chirurgici; la visita dura un paio d’ore.

Lasciamo Epidauro e con un bellissimo sole caldo ci dirigiamo verso Kosta, a sud della penisola Argolica; la strada si inerpica su montagne prive di vegetazione ad alto fusto e in prossimità della costa, sul costone di una montagna, ci sono numerose pale a vento.

Dopo una breve sosta , durante la quale ci prendiamo un the freddo (2 €), abbiamo il primo contatto con il mare, con la sua limpidezza e il suo blu “greco”. Ripartiamo e decidiamo di terminare il nostro primo giorno a Poros; la strada, fra Kosta e Poros è una provinciale che segue la costa, è decisamente stretta e spesso dissestata, in due occasioni ci sono scoli d’acqua che la attraversano e, cosa normale per loro, le pecore la percorrono normalmente bloccando il traffico.

A Poros arriviamo da sud e appare nel suo splendore, un isolotto veramente incantevole; con 2,00 € prendiamo il traghetto che in pochi minuti ci porta sull’isola e, prima di tutto, cerchiamo una camera per la notte. Senza alcuna difficoltà la troviamo, praticamente in centro, semplice, con aria condizionata e tv satellitare, che non ci interessa, a 40 €. Parcheggiata la moto nella stradina, dopo una doccia siamo pronti per un giro in paese e poi cena alla taverna Kapabonos (forse significa lumaca) con insalata greca, mousaka e pesce, praticamente in due 24,00 €.

     

La serata si conclude con una passeggiata lungo il porto dove nel frattempo sono arrivati numerosi yachts e la gente popola il molo; Poros è una località molto frequentata dagli ateniesi durante l’estate e nei fine settimana.

In questo primo giorno di Grecia, carichi di entusiasmo, abbiamo percorso 332 chilometri, la benzina costa 1,018 €/litro abbiamo imparato che non è difficile trovare camere per dormire, basta cercare “Domatia” e, in questa stagione soprattutto, il  prezzo è contenuto, basta accontentarsi. Alla sera abbiamo preparato il percorso per il giorno dopo che ci porterà su una penisola di origine vulcanica (Methana), a Nauplia, Argos e Micene; sarà una giornata ricca di storia e pietre.

03 giugno – 2° giorno

Non è servita la sveglia, sono le sette del mattino e già siamo svegli, dopo un caffé, salutiamo la signora che ci ha ospitato e che ci regala una bottiglia di vino locale; ricarichiamo la moto, e via. Il traghetto è praticamente ogni 10 minuti e dopo poco ci riporta in terraferma con destinazione Methana.

La penisola è collegata alla terraferma da una sottile striscia di terra ed è di origine vulcanica; ha un centro termale che apre l’11 giugno e nel porto ci sono sorgenti sulfuree.

In questo periodo il paese è praticamente deserto, il porto ospita parecchie imbarcazioni ma non c’è altro quindi, decidiamo di andare a Nauplia costeggiando per un tratto il golfo di Epidauro; la strada panoramica offre paesaggi meravigliosi.

Lasciata la costa si ritorna all’interno della penisola argolica; la strada passa per un paesino molto caratteristico, Dripi, che per pigrizia non ho fotografato, ma che ho ancora davanti agli occhi con le sue case bianchissime, i bar con le vetrate azzurre e lo sfondo col mare blu. Il traffico è pressoché assente e giungiamo a Nauplia verso le 11,30. La città è sovrastata da una rocca imponente e c’è molta vita; è sabato e quindi decidiamo, prima di proseguire per Micene di trovare una camera. La città è piena di turisti e la ricerca richiede un po’ di tempo anche a causa della presenza, per il fine settimana, di molti Ateniesi

Troviamo una camera verso la fine della cittadina, una sistemazione molto carina, praticamente un monolocale con piccola cucina su soppalco, e cioccolatini sui cuscini; solo qui ci hanno rilasciato la ricevuta ed il prezzo è stato il più alto in assoluto, 60,00 €!

Dopo aver sistemato i bagagli riprendiamo la strada verso Micene con pranzo in una osteria lungo la statale a base di “porchetta” pagando solo 8,80 € in due con l’acqua (quando si guida non si beve). Sulla strada, prima di Micene, passiamo per Tirinto con le mura ciclopiche e poi il sito. L’ingresso costa 6,00 € più 2,00 € per visitare la tomba di Agamennone che si trova sulla strada, a sud, praticamente duecento metri prima dell’ingresso. Micene non può essere descritta, bisogna vederla e cercare di ritornare con la mente a quegli anni, circa 1.500 anni a.c. .

Chi di noi non ha visto sul libro di storia la famosissima porta dei leoni? La città è collocata su una collina da dove si domina tutta la vallata fino al mare, una posizione militarmente strategica. All’interno del sito è stato costruito un museo dove si possono ammirare innumerevoli reperti archeologici. Terminata la visita alla città facciamo una breve tappa alla tomba di Agamennone, scavata nella collina, con la sua impressionante cupola per poi ritornare, percorrendo una strada molto ampia, diritta e deserta, a Nauplia; la zona è disseminata di oleandri di ogni colore.

Per arrivare alla camera attraversiamo tutta la “paralia”: qui i locali sono strani, praticamente tutti all’aperto, con grandi ombrelloni e tavolini, il locale, come inteso da noi, è riservato solo per la cucina, il bar e il personale. Nel mezzo del porto si erge Kastro Bourtzi sulla omonima isoletta che è un po’ il simbolo della città.

Parcheggiata la moto, una bella doccia e il tardo pomeriggio viene impiegato per un giro in città, attraverso vicoli stretti che scendono verso il porto; molto bella è la piazza Syntagmatos con la sua pavimentazione in pietra bianca e lucida, ci sono parecchi negozi e in ogni stradina ci sono bouganville in fiore. Dopo aver cenato in una delle numerose taverne, facciamo un altro giro di quella meravigliosa piazza per terminare così il nostro secondo giorno in Grecia.

Le cartine a lato, permettono di visualizzare i 218 chilometri percorsi nella giornata e dove eravamo.

04 giugno  – 3° giorno

La mattina ormai ci si sveglia sempre verso le sette e alle otto si è già pronti per partire. Lasciamo questa splendida cittadina per arrivare a Monemvassia passando per Kiparissi, un paesino che mi è stato segnalato da un dipendente Anek quando ho prenotato i biglietti.

La strada, inizialmente non è male, costeggia il golfo Argolico ed il mare è blu, il BLU GRECO. Dopo una ventina di chilometri abbandoniamo la statale per andare a Paralio Astro. La strada diventa stretta, un castello sovrasta questo piccolo paese sul mare. Ci fermiamo e facciamo colazione in un locale sul lungomare, la spiaggia è sabbiosa e nonostante sia domenica e circa le 9.30, non c’è nessuno. Ripartiamo e riprendiamo la statale che ci porterà a Leonidio. Non appena si entra in Arcadia la strada subisce un brusco peggioramento e, lasciata la costa, si sale verso l’interno.

 

Passiamo per Leonidio, una gran desolazione e senso di “miseria”, ci fermiamo solo per fare benzina e proseguiamo lungo strade di montagna incredibili fino a Kosmas che si trova a oltre 1.200 metri slm. La strada è piuttosto dissestata, in una zona arida, abbiamo incrociato solo una macchina e un camper, non ci sono paesi, niente. Kosmas praticamente è tutta attorno ad una piazzetta, poche case con due taverne, noi abbiamo pranzato in quella esterna, da dove si vede la valle, abbiamo mangiato l’insalata greca più buona in assoluto.

Terminato il pranzo proseguiamo verso Geraki e qui lasciamo nuovamente la statale per andare a Kiparissi. Stiamo viaggiando in un paesaggio incredibile: non c’è niente, solo profumo di erica, montagne, cielo azzurro, salite e discese.

Da Geraki a Kiparissi praticamente non abbiamo incontrato nessuno, solo un pic up di qualche abitante locale con una botte per portare acqua alle pecore. La discesa a Kiparissi offre panorami splendidi, la strada non è larghissima e chiaramente non esistono protezioni laterali, da una parte la montagna e dall’altra…il vuoto. Kiparissi è un piccolo paese tutto bianco quasi sul mare, stradine strette e le case hanno i balconi, che normalmente qui sono celesti, rossi.

Scendiamo fino al mare e davanti a noi c’è un grandissimo piazzale con la spiaggia di sassi. Ci sono due borgate, una sulla destra (guardando il mare) con porticciolo ed una sulla sinistra un po’ più arretrata sulla costa della montagna.

C’è un camper parcheggiato e praticamente la spiaggia è tutta loro. Il silenzio è profanato solo dal frangere delle onde e ci riempiamo di questo posto stupendo. Terminato il break si riparte ripercorrendo la stessa strada dell’andata fino a Characas.

Si ritorna all’interno e la strada è una stradina “di campagna” con un asfalto molto variabile e in molti tratti sconnesso; l’andamento è collinare, in lontananza c’è sempre il mare Blu, ma per arrivarci bisognerà girare parecchio.

Finalmente giungiamo sulla costa e, davanti a noi, è possibile vedere tutto il primo “dito” della Laconia, oltre il punto dove dobbiamo arrivare oggi che è Monemvassia e che, probabilmente, visiteremo domani strade permettendo, dato che  dalla cartina sembra una terra quasi disabitata.

Ed ecco che compare quello che vedete a lato….avevo già visto questo posto durante la mia ricerca di documentazione prima di partire ed è inconfondibile, è Monemvassia o meglio, la montagna isola, collegata alla terraferma da un ponte e sul lato opposto, la cittadina costruita per sfuggire all’invasione dei popoli slavi. Negli anni ebbe grande splendore grazie alla sua posizione strategica e al suo porto. Nel 1700 passò in mano ai turchi e da qui il suo declino.

Attraversiamo il ponte lungo 160 metri e costeggiamo l’isola sul lato sud, con le costruzioni restaurate ora adibite ad albergo, reception, uffici turistici; la strada inizia a salire e dopo poco si cominciano a trovare le macchine parcheggiate perché l’accesso alla cittadina è possibile solo a piedi. Il piazzale, a fine strada, è utilizzato anche come  deposito di materiali edili di ogni tipo, che da qui, con l’utilizzo di cavalli può essere portato all’interno; qui tutto viene fatto a mano.

Lasciamo la moto e tutti i bagagli, compresi i due giubbotti appoggiati fra la borsa da serbatoio e il capolino e iniziamo la visita, la nostra fiducia è stata ben riposta, non ci è mai mancato nulla!!! Sembra di entrare in un altro tempo e tutto è incredibilmente tranquillo e silenzioso. Ci sono negozietti con souvenir, alberghetti che affittano anche stanze, viuzze strette e molte chiesette. Anche se è pomeriggio fa ancora abbastanza caldo e dopo un’oretta decidiamo di cercare una stanza in terraferma per poi ritornare quassù in serata.

Non fatichiamo a trovare una stanza che non è di lusso, che ha il bagno e la doccia esterni ma che offre un veduta fantastica, praticamente siamo sul mare e abbiamo Monemvassia davanti a noi.

Dopo una doccia rigenerante veniamo indirizzati, per la cena, in un ristorantino poco lontano e dopo, non possiamo che ritornare a Monemvassia per una passeggiata notturna.

Il fascino della notte, le viuzze sono tutte illuminate ed i localini sono pieni di turisti, entriamo in uno di questi e ci fanno accomodare su una terrazza al piano superiore dalla quale si vede, grazie alla luna, tutta la costa con i paesini illuminati; ci beviamo un ouzo e poi rifacciamo il giro del pomeriggio affascinati da questa magica atmosfera.

La serata si conclude programmando l’itinerario del giorno dopo, che sarà molto breve perché ci porterà a Neapoli e a Elafonissi, un’isoletta con spiagge bianche di cui ho sentito molto parlare, dove faremo una sosta un po’ più lunga.

 

E’ stata una giornata intensa, siamo passati da Nauplia a Monemvassia passando attraverso l’interno brullo e praticamente disabitato, quasi un deserto, il viaggio diventa sempre più affascinante e gli occhi si riempiono di bellezze che sarà difficile descrivere; mi fermo in continuazione perché tutto è da fotografare, non resisto, spero solo di non esaurire la memoria.

Per le foto ho utilizzato una Olympus Camedia C50 Zoom con memoria da 1 Gb, praticamente 840 foto di qualità medio/alta.

       

05 giugno – 4° giorno

Prima di lasciare questo incantevole posto decidiamo di ritornare a Monemvassia per cercare qualche ricordino, ma sono le 08.30 e i negozi sono ancora chiusi; dopo un’ultimo sguardo riprendiamo la strada verso Neapoli.

Non prendiamo la statale ma proseguiamo su una secondaria verso sud costeggiando e sperando di trovare più giù la strada per Neapoli; passato Agios Focas la strada purtroppo termina in un complesso che non riusciamo ad identificare, sembra quasi un complesso turistico o per convegni o un sito in allestimento, in ogni caso dobbiamo risalire fino a Nomia e qui prendere a sinistra verso Neapoli.

La strada sulla cartina è segnata bianca quindi potrebbe essere simile a quella trovata il primo giorno da Kosta a Poros, non ci penso e cominciamo a salire.

A volte bisognerebbe fare più attenzione alla scelta delle strade, soprattutto quando siamo in certi paesi…Dopo pochi chilometri, pur avendo alle mie spalle un panorama bellissimo, mi sono già pentito amaramente, la strada è bruttissima come fondo, molto stretta, ripida e piena di tornanti , speriamo solo di non incrociare qualche gregge.

Quando poi si comincia a scendere si vede la nuova costa e, dopo qualche chilometro, finalmente anche la strada migliora.

 

In breve arriviamo a Neapoli con mia grandissima delusione perché non c’è nulla; ancora impressionati dalla strada lasciata decidiamo di non andare a Velanidia ma arrivati a Agios Nicolaos decidiamo di ritornare a Neapoli e di andare direttamente a ELAFONISSI. Il traghetto si prende a Vinglafia e, avvicinandoci, si vede un mare dai colori incredibili, blu, celeste, verde, e mi vengono in mente le foto su Internet che non esprimo completamente la realtà.

     

Arrivati al molo acquistiamo il biglietto: due persone con moto costa ben 3,80 Euro!!! e dopo una breve attesa (le corse sono ogni 30 minuti), arriva il traghetto e saliamo. A bordo siamo solo noi e altre tre auto di cui una italiana; in quindici forse venti minuti sbarchiamo sull’isola e, come sempre, pur essendo ora di pranzo cerchiamo una camera. direttamente sul mare e poiché ci verrà consegnata nel primo pomeriggio, decidiamo di fare il giro dell’isola.

Ci sono solo due strade, scesi dal traghetto sono una a destra e una a sinistra, entrambe sono lunghe circa quattro chilometri ma non è possibile fare il giro completo. Prendiamo a destra e beandoci di questo paradiso arriviamo fino ad una borgata con un piccolo cimitero con vista sul mare e da qui, decidiamo di ritornare al porto per prendere a sinistra.

La strada è buona, ondulata e, ad un certo punto, scollinando si apre ai nostri occhi uno scenario mozzafiato; ci fermiamo e non posso che scattare e riempirmi di questo mare. Scendiamo la collina, sulla destra ci sono indicazioni per un campeggio, ma noi prendiamo a sinistra verso Simos Beach. Dopo pochissimo, su un rettilineo altra sosta e le foto, seppur belle, forse non rendono in pieno la realtà e bellezza del posto. Proseguendo arriviamo a Simos Beach dove, prima della spiaggia, ci sono due locali ancora chiusi che stanno preparando per l’apertura stagionale.

 

La sabbia è meravigliosa e sulla spiaggia ci sono degli ombrelloni in attesa di turisti. Più in là la spiaggia continua oltre un promontorio e c’è il campeggio di cui avevamo trovato le indicazioni arrivando.

                                   

       

E’ ora di pranzare e sistemarci, ritorniamo in paese e ci fermiamo dai fratelli ….il nome mi sfugge ma è l’ultimo ristorante sulla destra del porto; il titolare parla bene l’italiano e ci intrattiene parlandoci di questa stupenda isoletta che nei mesi di luglio e agosto è letteralmente invasa da greci e italiani. Dopo pranzato scarichiamo i bagagli e via verso Simos Beach per goderci ancora un pomeriggio di sole e mare anche se questo è ancora freddo e non facciamo il bagno.

La sera dopo aver visitato il piccolo paese ceniamo all’ormai solito ristorante dove mangiando esageratamente arriviamo a spendere 30,50 Euro in due.

Abbiamo raggiunto uno dei punti più a sud del Peloponneso e credo che Elafonissi abbia le spiagge più belle, almeno fino a qui. Da evitare nei mesi di luglio e agosto per superaffollamento!

06 giugno – 5° giorno

Siamo nomadi di spirito, il nuovo giorno ci costringe a separarci da questo posto da sogno e, ripreso il traghetto, prendiamo in direzione nord su una strada panoramica non impegnativa.

Dopo una decina di chilometri facciamo sosta per colazione, praticamente sul mare a Pitra.

Salendo il panorama non è più bellissimo e alle 11.30 arriviamo a Skala dove c’è un grande incrocio; a destra si va verso Geraki, dove siamo passati arrivando da Leonidio e Kosmas, e prendendo subito a sinistra per Sparta. Noi, dirigiamo verso sinistra, verso Githio e il MANI.

Githio ha un porticciolo molto colorato e la piazza centrale contornata da edifici si affaccia sul mare; un posto carino e vivace.

La cartina non mi indica strade che mi permettano di iniziare da quassù il giro del Mani, mi sembra impossibile e così, lasciamo la statale e andiamo a Skoutari dove cercheremo, se c’è, la strada per Kotronas. Durante la breve sosta a Skoutari, dove incontriamo le prime torri, una nonnetta ci invita a casa sua per vedere il panorama e quando ci salutiamo ci regala due dolcetti. Fortunatamente la strada c’ è, è stata ultimata da due anni, per imboccarla dobbiamo percorrere una stradina non bellissima ma poi…meravigliosa, tutta a mezza costa sul mare e con un fondo nuovissimo, da non credere.

Il Mani, da quanto ho letto, è caratterizzato dalle sue costruzioni a torre, si trova nella regione della Laconia, e da qui nasce la parola “malinconia” (mani laconia).

Pranziamo a Kotronas, in un locale con la terrazza che domina la baia, molto bella, e lì un pescatore davanti ai nostri occhi, ha pescato un polipo che poi abbiamo visto appeso al sole a casa sua, classica casa a torre. Proseguiamo, attraversiamo Nimfi con le sue torri e scendendo il paesaggio si fa sempre più arido; oramai siamo quasi sulla punta estrema, la strada lascia la costa e dirige al lato occidentale della penisola.

Lungo la discesa, il solito panorama mozzafiato con mare blu e le caratteristica case a torre.

Arrivati ad Alika proseguiamo per Porto Kajo percorrendo tratti molto suggestivi.

La strada, nel tratto finale è molto ripida e sporca. Il paesino è incantevole, ed è situato all’estremità sud della baia dopo una stupenda spiaggia sassosa. Pur essendo “Porto” non ci sono banchine.

Non riusciamo ad assaporare questo incantevole porticciolo perché stiamo già pensando alla risalita, su quella strada super ripida con una curva che nasconde eventuali mezzi in discesa.

Fortunatamente, non ci sono problemi e dalle montagne ci troviamo a percorrere un pianoro bruciato dal sole dove ci fermiamo per ammirare questo contrasto fra il color ocra dell’erba secca ed il blu intenso del mare.

La strada panoramica prosegue a salire verso nord e in tranquillità arriviamo a Stoupa. Questo paese è stato scelto perché c’è una web cam che ci invierà nel mondo. Incredibile! Qui è pieno di turisti, soprattutto inglesi, no abbiamo mai trovato così tanta gente!!!

Troviamo una camera, questa volta  non proprio sul mare e, scaricati i bagagli, ci facciamo una bella birra ghiacciata in uno dei tanti locali del lungomare.

La postazione della web cam è all’estremità nord del paese e sappiamo che si aggiorna ogni due ore; quando arriviamo manca poco allo scatto delle 18,00 (17.00 italiane) e ci prepariamo ma, un imprevisto, parcheggia proprio davanti a noi un bel camion giallo.

Peccato, rinviamo l’appuntamento al giorno dopo alle 8.00 prima di rimetterci in viaggio. Cena praticamente sul mare, il cameriere è albanese ma parla molto bene anche l’italiano, è gentilissimo e il pesce è proprio buono e… al solito prezzo.

La giornata è stata molto ricca di emozioni, il Mani ci ha incantato; abbiamo percorso 270 chilometri ma non ce ne siamo accorti.

Questo paesaggio ha lasciato in noi un gran segno e non lo dimenticheremo facilmente.

07 giugno – 6° giorno

Alzata di buonora per non mancare all’appuntamento con la web cam alle 8.00, a casa i nostri ragazzi ci stanno aspettando e anche alcuni colleghi ci vedranno, …….forse.

Quello che è apparso sul web è a lato, purtroppo siamo arrivati all’ultimo e oltre a non essere ben posizionati abbiamo il casco, ma vi garantisco SIAMO NOI!!!!! Subito dopo il viaggio continua risalendo verso Kalamata lungo la strada panoramica, discreta e con un buon fondo.

A kalamata decidiamo di deviare e dirigere verso Sparta e Mistrà, due località che non erano state inserite nel programma.

A Kalamata, passato il mercato generale, prendiamo dunque la statale per Sparta, una strada per moto, molto bella, si arriva ad oltre 1.300 metri s.l.m. per poi scendere a valle. A soli 8 chilometri da Sparta, deviando sulla destra, c’è sulle pendici di una collina, Mistrà, cittadina medioevale famosa per la coltivazione del baco da seta e per la produzione di vesti pregiate che arrivò ad avere 45.000 abitanti. Il suo declino iniziò dopo la guerra di liberazione e all’inizio del 1800 fu definitivamente abbandonata dai suoi abitanti che si trasferirono a Sparta.

     

Da Mistrà possiamo vedere una pianura molto grande con in lontananza Sparta che in breve raggiungiamo.

La cittadina è moderna, ci fermiamo nella piazza principale per farci un “freddocino” e rilassarci al sole attorniati da parecchia gente. Dopo il breack cerchiamo la parte storica di questa città che, da info precedentemente acquisite, è alle spalle della statua di Leonida.

Senza problemi troviamo l’imponente statua ed il sito archeologico è sulla sinistra; praticamente vi si può accedere con la moto o con la macchina, la stradina è in ciottolato e si addentra fra le rovine di quella che era la famosa Sparta.

Non c’è molto da vedere, solo poche pietre, un sito veramente “spartano”!

Decidiamo di ritornare a Kalamata per proseguire verso Coroni punta estrema della Messenia.

Andando verso sud siamo sempre accompagnati dal blu di questo mare e giunti a Coroni visitiamo la rocca che domina il paese dove l’albero dominante è la palma.

Pensavamo di fermarci qui, ma non soddisfatti decidiamo di proseguire lasciando il lato orientale della penisola. Risaliti in quota di fronte a noi ci sono i due isolotti di Nisi Schiza e Nisi Sapienza, scendiamo e arriviamo a Finikoundas, dove troviamo quasi subito una camera come vogliamo noi, direttamente sul mare.

La signora che ci ospita è gentilissima, ci siamo solo noi e oltre ad avere la camera abbiamo, come da foto,  anche un bellissimo terrazzo che ci ha donato un tramonto e un’alba bellissimi.

Il paesino è tutto sul mare e alla fine c’è il ristorante “da Elena”, terrazzato, dove ceniamo dominando la baia e tutto il paese. Qui fa caldo e il proprietario, quando paghiamo, ci dice che in Italia piove e fa molto freddo.

Nella giornata abbiamo percorso 241 chilometri da Stoupa a Finikoundas passando per Sparta; siamo saliti fino ad oltre 1.300 metri passando dal mare a montagne rigogliose con foreste di abeti per poi ritornare al mare.

       

08 giugno – 7° giorno

La mattina, caricati i bagagli lasciando il paese incrociamo un tipo che, armato di strano scopettone, stà imbiancando con la calce i marciapiedi, forse per l’igiene…; si parte in direzione nord verso Pirgos passando per Pilos, e soprattutto Voidokilia.

La prima sosta la facciamo a Methoni, un bellissimo paesino sul mare con eretta sulla spiaggia una imponente fortezza che visitiamo.

E’ molto carino e ci dà proprio il senso di paese di mare, di turisti ma anche di tranquillità.

L’accesso alla fortezza è dietro il paese, lasciamo la moto praticamente sulla strada e, in un’oretta, abbiamo visto quello che c’era, compreso il leone di San Marco, anche se un po’ nascosto dalla vegetazione, sulle mura di cinta.

Da qui a Pilos, caratterizzato da una grande piazza sul porto, con molti alberi che creano una grande zona d’ombra piena di tavolini e gente; tutto intorno ci sono, oltre ai bar, parecchi negozi e, in uno di questi, molto ben preparato acquistiamo della frutta con la quale faremo colazione più avanti. Lasciamo il paese su una strada che sale e ci permette di ammirare tutta la baia di Navarrino, famosa per una battaglia navale; dobbiamo cercare la baia di Voidokilia che si trova a sinistra della statale dopo aver percorso una strada sterrata che conduce ad un campeggio.

Lungo la strada incrociamo uno strano cartello che ci dice di fare attenzione per “attraversamento di tartarughe” ma non ne incrociamo. La stradina corre parallela alla spiaggia d’oro dove c’è qualche turista e termina in uno spiazzo da dove, a piedi, si può raggiungere la grotta di Nestore e la fortezza.

Come programmato facciamo colazione su una spiaggia caraibica e poi ci avviamo lungo il pendio verso la fortezza. Il sentiero è molto sconnesso, decidiamo di abbandonare ed in alternativa visitiamo lo stagno, collegato alla baia da un piccolo canale, che un tempo era sicuramente adibito a piscicoltura ed ora zona protetta come ben evidenziato dalla segnaletica.

E’ sicuramente un’area protetta e non ci sono costruzioni, solo natura ancora incontaminata.

Riprendiamo la strada a salire, caratterizzata da moltissime spiagge e da coltivazioni di angurie; stranamente da noi ancora non ci sono e qui, i camions, in maggioranza bulgari e olandesi, stanno caricando le ultime. Una dominante di questo lato del Peloponneso verso lo Ionio è il vento che, soprattutto nel pomeriggio, è molto forte.

Ci fermiamo a pranzare a Kalo Nero, subito dopo Kiparissia, in un locale sul mare dove è evidente che la stagione turistica non è ancora iniziata, ci siamo solo noi e la spiaggia è lunghissima sia verso sud che verso nord.

Da qui iniziano le grandi spiagge sullo Ionio che termineranno poco prima di Patrasso.

La strada oramai non è più di montagna, stiamo percorrendo la parte più pianeggiante del Peloponneso e quindi meno impegnativa.

Nel primo pomeriggio siamo a Pirgos dove non disdegniamo una passeggiata lungo la via e la piazza principale che domina la vallata fino al mare. Non c’è molto e quindi decidiamo di cercare una camera, come uso, sul mare. La direzione è Katakolo, conosciuto solo perché qui attraccano tutte le navi da crociera per far visitare Olimpia. Prima di cercare la stanza facciamo il giro veloce del paese e, con grande sorpresa ci sono dei bellissimi negozi; decidiamo di cercare la camera per poi ritornare. La camera, poco fuori dal centro, ha vista sul mare e la spiaggia, con nostra grande meraviglia viene utilizzata dalle automobili come se fosse una strada normale, in porto c’è una sola nave.

Rigenerati, in cinque minuti rieccoci in paese ma….i negozi sono tutti chiusi, sono aperti solo i ristoranti, la nave è partita e, come poi ci è stato spiegato, i negozi aprono solo quando ci sono le navi e, quando queste lasciano l’ormeggio tutti chiudono perché qui non viene mai nessuno.

Questo è stato il nostro penultimo giorno, domani sera ci aspetta la Anek per rientrare, ma abbiamo ancora parecchio da visitare e soprattutto ci attende Olimpia. Oggi abbiamo percorso 172 chilometri.

09 giugno – 8° giorno

E’ l’alba del nostro ultimo giorno in Grecia, siamo un po’ tristi e, alle 9.00 eccoci ad Olimpia; non appena aprono i cancelli, pagando 6 Euro a persona per l’ingresso, visitiamo questo bellissimo sito, curato e ben documentato.

Tutti i monumenti sono spiegati in una tavola posta di fronte, peccato che non ci sia la lingua italiana ma, oramai l’inglese è conosciuto da quasi tutti. Bisogna seguire i percorsi e non si può assolutamente oltrepassare il filo posto a recinzione; se lo fai gli addetti alla vigilanza fischiano e ti richiamano immediatamente. E’ sicuramente il più grande sito del Peloponneso, immaginarlo nel suo tempo di massimo splendore ci lascia senza parole. Nonostante questo, molto deve essere ancora recuperato, ci sono fosse con miglia di pezzi di colonne gettate fra le erbacce in attesa di…..futuro utilizzo speriamo!!!!

Lasciamo questo posto così ricco di storia e ci dirigiamo, percorrendo l’unica “autostrada”, alquanto anomala, visto che ci sono incroci con semafori e ad un tratto perfino una grande bancarella con esposizione di zucche, verso la costa.

Passando per Gastouni ritroviamo gli addetti alla tinteggiatura dei marciapiedi e proseguiamo per Loutra Killini.

Le spiagge sono di sabbia bellissima e si comincia a vedere qualche turista; poi Kastro e Porto Killini.

 

       

A Porto Killini, partono i traghetti di collegamento per Cefalonia e Zante, pranziamo in un piccolo ristorante all’aperto subito fuori dal porto, al solito prezzo ma di qualità forse superiore. Il pomeriggio visita delle spiagge di Calogria fino a Capo Araxos

Fortunatamente le strade dei primi giorni sono solo un ricordo, qui non sono bellissime ma sono sicuramente meno impegnative. Non riusciamo a vedere Capo Araxos perché la stradina termina su una base militare e dobbiamo ritornare indietro.Proseguiamo lungo la costa verso Patrasso che in tutta tranquillità raggiungiamo nel pomeriggio. Una visita alla città è d’obbligo e così visitiamo anche la Mitropolis di Agios Andreas…superba!!!

Girovaghiamo per strade e negozi, verso sera iniziamo a cercare un posticino per la nostra sigh!! ultima cena prima di imbarcarci e rientrare in Italia. Incredibile, per trovare un posticino dobbiamo prendere la strada per Atene e solo dopo un’ora finalmente troviamo una “bettola” con vista sul mare che ci regala oltre alla buonissima cena, un tramonto stupendo.

In questo ultimo giorno siamo passati da Olimpia e la sua gloriosa storia, alle splendide spiagge sabbiose dello Ionio (km 232).

E’ sera, lentamente ci avviamo al porto e, dopo aver ritirato i biglietti, velocissimamente ci imbarchiamo; l’addetto al carico mi indirizza al ponte superiore dove devo sistemare la moto in un piccolissimo spazio a ridosso della scala. La partenza della nave è fissata per le 23,00 ma solo alle 24,00 il traghetto lascia la banchina, probabilmente l’ora indicata era quella italiana.

Abbiamo percorso l’intero perimetro del Peloponneso per complessivi 1.882 chilometri, senza alcun problema, ho scattato oltre 800 foto ed il tutto in soli 8 giorni più il trasferimento.

Durante il nostro soggiorno non abbiamo mai utilizzato la carta di credito anche perchè per dormire abbiamo utilizzato strutture private e quindi consigliamo di avere sempre contanti a disposizione.

Il costo medio della benzina è stato di 1.04 €/litro mentre, per affittare una camera (domatia) a parte Poros e Nauplia dove abbiamo pagato rispettivamente 40,00 e 60,00 €/notte, il costo è stato sempre di 30,00 €; per la cena in due persone non abbiamo mai superato i 30,00 Euro mentre l’insalata greca costa 4,00 € e la birra da ½ litro 2,00 €. Con la lingua non abbiamo avuto mai difficoltà, un po’ di inglese, un po’ di italiano e al bisogno….a intuito.

E’ stato un viaggio indimenticabile e al rientro, l’unico pensiero è stato quello di poterci tornare l’anno prossimo magari per visitare le Cicladi!

Forse vi ho annoiato, non sono uno scrittore e sicuramente qualcuno avrebbe potuto fare di meglio; spero solo di essere riuscito a trasmettere quello che abbiamo provato noi e a invogliarvi ad andare in quei posti pieni di fascino…..naturalmente in MOTO!!!!

Per eventuali informazioni ennio.cester@poste.it ….ciao.

© 2002 kalispera.it. Site design by Antomax

Sito ottimizzato per IE 4.X o sup. a 800X600 px o sup.